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Theatre is Body. Body is Poetry: cosa ci insegna il teatro sul corpo nella psicoterapia

  • Immagine del redattore: Marco Sarracino
    Marco Sarracino
  • 30 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Biennale Teatro Venezia 2025
Biennale Teatro Venezia 2025

C’è un filo che unisce Willem Dafoe, la Gestalt, Grotowski e una seduta di psicoterapia del venerdì pomeriggio. È invisibile, ma si sente: è il corpo. O meglio, la sua assenza.

Alla 53ª Biennale Teatro di Venezia, diretta da Willem Dafoe, il tema è una dichiarazione poetica e profondamente sovversiva: “Theatre is Body. Body is Poetry.”


Un invito a rimettere il corpo al centro dell’esperienza artistica – ma anche terapeutica.

Nel mondo della psicoterapia contemporanea, il corpo è ancora troppo spesso il grande dimenticato.

Si parla di pensieri, narrazioni, emozioni, ma raramente si ascolta il linguaggio pre-verbale del corpo: tensioni, posture, silenzi somatici. Eppure, il corpo sa. Il corpo ricorda. E molte volte, il corpo anticipa ciò che la mente non è ancora pronta a dire.


Psicoterapia e corpo: un ritorno necessario

Nel teatro – come nella psicoterapia – il corpo non è uno strumento: è presenza, messaggio, soglia. Quando Dafoe parla di una “comunità istantanea” creata dalla presenza fisica degli attori, possiamo leggere tra le righe un’indicazione potente per la clinica: la relazione terapeutica è anche una co-regolazione corporea.

Il respiro, il tono muscolare, il ritmo corporeo del paziente e del terapeuta si influenzano, si sintonizzano, si parlano in un linguaggio non verbale ma potentissimo.


Gestalt Therapy: il corpo come luogo di contatto

La psicoterapia della Gestalt, in particolare, mette il corpo al centro dell’esperienza terapeutica. Non come appendice della mente, ma come campo di consapevolezza e trasformazione. Attraverso pratiche di grounding, contatto, esplorazione del respiro e della postura, la Gestalt invita a “sentire prima di spiegare”.

Come scrive Laura Perls, co-fondatrice della Gestalt Therapy:

“La consapevolezza comincia con la sensazione. La consapevolezza sensoriale è il fondamento di ogni contatto.” (Living at the Boundary, 1992)

È proprio da lì – dalla carne, dal tremore, dal respiro – che può emergere un senso nuovo di sé.


Lowen, Lingiardi e l'intelligenza del corpo

Anche la bioenergetica di Alexander Lowen ci ricorda che il corpo è verità:

“Il corpo non mente.”

Il corpo registra prima della parola, reagisce prima del pensiero, racconta ciò che è stato messo a tacere.


La psicoterapia corporea non interpreta il corpo: lo ascolta.

Con rispetto, con presenza, con pazienza.


Nel suo libro Il corpo e l’umano, Vittorio Lingiardi ci accompagna in una riflessione delicata e politica: il corpo è confine, memoria, identità, ma anche luogo di relazione e vulnerabilità. Un testo fondamentale per chi pratica la psicoterapia e vuole riscoprire la dimensione incarnata del lavoro clinico.


La meditazione come pratica psicoterapeutica

Sempre più terapeuti oggi integrano la meditazione all’interno del setting psicoterapeutico, non come tecnica, ma come atteggiamento fenomenologico.

Meditare non è “rilassarsi”.È stare.


È coltivare una presenza nuda, essenziale, che accoglie senza interpretare, che osserva senza interferire.

Questa pratica è profondamente in sintonia con la filosofia della Gestalt, che mette al centro l’esperienza nel qui-e-ora, senza scindere corpo e coscienza.


La meditazione, quando integrata nella psicoterapia, apre uno spazio in cui il corpo può finalmente parlare, senza che la mente debba tradurre tutto in significato.


È un tempo di sospensione e ascolto, dove le micro-sensazioni, il ritmo del respiro, la densità del sentire diventano eventi terapeutici.


Conclusione: corpo, poesia e psicoterapia

Se il teatro sperimentale ci insegna che il corpo è poesia, la psicoterapia contemporanea può riscoprirne il valore clinico, relazionale e trasformativo.

Non si tratta solo di tecniche somatiche o di approcci corporei:

è un cambiamento di paradigma.


Dal “parlami di te” al “sentiamo insieme cosa succede adesso”.

Dal contenuto al contatto.

Dalla parola al gesto.


Forse, il primo passo verso una psicoterapia più autentica, non è un’altra teoria.

È qualcosa di più umile e radicale:

tornare al corpo.

Tornare al respiro.

Restare in presenza.

 
 
 

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Marco Sarracino

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Psicologo, Coach e Trainer

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